La vicenda di Alessio Piperno, giovane travel blogger arrestata a Teheran

Confesso che quando ho letto la notizia che una giovane italiana, per lo più romana, era stata arrestata a Teheran, sono rimasta molto colpita. Sono andata subito a curiosare in rete. La ragazza si chiama Alessia Piperno. E’ una travel blogger. Dal 2016 fa il giro del mondo da sola. Una viaggiatrice solitaria (come lei si definisce) che però condivide la sua esperienza on the road sul suo blog travel.adventure.freedom. E’ stata in tanti Paesi. Su Instagram da due mesi stava raccontando l’Iran. Ne era rimasta affascinata. “In Iran c’è tutto”, diceva nei suoi video. Sul suo profilo social lei postava foto e video sulla bellezza dell’antica Persia, di cui esaltava i paesaggi, il cibo e la storia millenaria. Su Instagram aveva sottolineato anche le difficoltà che stava vivendo. “Una donna sola in Iran non è ben vista”, diceva. Il suo account era stato bloccato. La sua richiesta di rinnovo del visto rigettata. Poi all’improvviso un incontro fortunato all’ufficio Immigrazione (Alessia stessa dice in un video) ha fatto sì che il suo visto fosse prolungato di un mese. Alessia sarebbe quindi tornata in Pakistan, con lo scopo di dare una mano ai suoi amici per ricostruire un villaggio distrutto da un’inondazione. Sono andata a vedere il suo blog e sono rimasta contagiata dal suo entusiasmo, dalla sua positività. E’ una cittadina del mondo che fa dei mondi che incontra, luoghi familiari e più vicini. Lo si capisce dai suoi racconti. Si muove con rispetto verso le usanze dei Paesi che l’accolgono. Spiega come il viaggio l’abbia fatta crescere, l’abbia messa in condizione di imparare molto dalle persone, umanità diversa ma ugualmente preziosa. Guardo le sue foto, i suoi filmati: è una bellissima ragazza. Sorride tanto, gesticola. Il suo accento romano colora le sue emozioni, le sue impressioni, il suo amore per la vita. Tra i suoi incontri anche quello con il Dalai Lama. Non mi sembra una contestatrice ma una ragazza gioiosa che ama condividere, cogliere la bellezza dei posti e la sensibilità di chi incontra. A Teheran è stata fermata e portata in prigione mentre festeggiava il suo trentesimo compleanno con un gruppo di occidentali. Ammetto: il mio primo pensiero è stato che fosse stata imprudente. L’Iran sta vivendo un momento molto complesso. Le proteste, innescate dalla morte della giovane curda Masha Amidi, arrestata alla fine di settembre per aver indossato non correttamente il velo e morta in prigione per le percosse della polizia religiosa, stanno trascinando l’Iran in un tempo di forte instabilità. Il Governo sta facendo il pugno duro contro le manifestazioni di piazza. Alle donne che si tagliano i capelli per denunciare le misure coercitive del regime, si uniscono i cortei degli studenti e di tanti uomini. Focolai di protesta che il governo cerca di mettere a tacere con al forza. La guida suprema Khamenei parla di cospirazioni che vengono dall’Occidente, da Israele. Alessia aveva espresso la sua vicinanza alle donne, al popolo iraniano. Forse questo è stato il motivo del fermo. Dopo 4 giorni di silenzio, Alessia chiama il padre dalla prigione. Sta bene ma è disperata. La sua richiesta d’aiuto, l’appello del padre e il coinvolgimento della Farnesina, che si sta occupando del caso, stanno scandendo ore di forte angoscia. Nel suo blog Alessia, poco prima dell’arresto, aveva scritto: “Ogni popolo ha qualcosa da insegnare e qui sto imparando quanto la libertà sia più importante della vita stessa”. Vi lascio con un link del suo profilo instagram. Un post: un disegno, il colore giallo, e la forza del sole che porta via il buio. E la riflessione di Alessia!

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