In questi giorni si stanno svolgendo le Olimpiadi invernali a Pechino e guardando le competizioni sui canali sportivi non solo ho gioito per le medaglie italiane ma ho seguito anche le gare degli atleti Cechi, essendo Praga, la città in cui vivo da più di dieci anni. Per curiosità ho fatto una ricerca sulle vittorie olimpiche che la Repubblica Ceca ha ottenuto nel corso degli anni e soprattutto sui successi femminili e la mia attenzione si è focalizzata sulla vita della ginnasta Vera Čáslavská, una donna straordinaria, simbolo della lotta per la libertà che per tanti anni in questa parte d’Europa è stata soffocata.

Vera nasce a Praga il 3 maggio 1942 e come tutti i bambini praghesi d’inverno si diverte a pattinare sugli spazi ghiacciati del fiume Moldava. Ma Vera è più brava degli altri, Vera è la più brava di tutti! Ha una grazia e un’eleganza innate che, unite ad un fisico agile e flessibile, la portano al pattinaggio di figura a livello agonistico. Questa ragazza però vale molto di più e non le basta volteggiare sui pattini, vuole muoversi sugli attrezzi della ginnastica artistica, vuole esprimere la sua potenza nel corpo libero. Vera cresce allenandosi in palestra con sacrificio e costanza, diventa una bellissima ragazza dai capelli biondi, dai tratti del viso delicati, dal fisico armonioso, una giovane donna con la passione per la ginnastica, una disciplina che dopo di lei si è rivolta esclusivamente ad atlete bambine, cose lei lei stessa non è mai riuscita ad accettare.

Nel 1958 inizia la sua carriera da ginnasta professionista e da subito raggiunge risultati eccellenti tra vittorie in campionati mondiali, europei e ori olimpici. Vera rimane imbattuta fino al 1968. Quest’anno rimarrà nella storia della Repubblica Ceca e anche nella vita di Vera, perché essendosi esposta contro il regime comunista firmando il manifesto di dissenso “Duemila Parole”, rischia di saltare le Olimpiadi del Messico. Si rifugia in campagna, lontana dagli eventi traumatici di quell’orribile primavera, ma si ritrova sola senza i mezzi con cui allenarsi, improvvisando esercizi a corpo libero sui prati e sollevando sacchi di patate per rinforzare i muscoli. Finalmente ottiene il permesso di partecipare ai Giochi Olimpici e benché fuori allenamento colleziona una medaglia dopo l’altra.


Vera è un talento naturale ed è perfetta in tutte le discipline, ma questo non piace alla squadra russa che facendo pressione sui giudici riesce a soffiarle l’ultimo oro al corpo libero. La giuria infatti le assegna un oro a parimerito con la rivale sovietica. Nel momento in cui suonano le note dell’inno russo Vera china la testa di lato in segno di dissenso, di sfregio verso tutto quello che rappresenta per lei la bandiera con la falce e il martello. Da ora in avanti la sua vita è segnata. Dopo aver sposato, proprio in Messico, il campione di fondo Emile Zatopek, rientra a Praga e viene completamente emarginata dal sistema. È costretta a lavorare come donna delle pulizie, il regime vuole cancellare dalla storia questa donna coraggiosa.


E devo ammettere che in parte ci è riuscito perché io stessa non conoscevo la storia di Vera Čáslavská e dubito che molte persone della mia generazione abbiano sentito parlare di lei. Ma tutto finisce, tutto crolla e anche quel muro maledetto si sgretola nel giro di pochi giorni e finalmente nel 1989 Vera ricomincia a vivere. I meriti negati nel passato le vengono riconosciuti, entra a far parte del comitato olimpico e insieme al Presidente Havel contribuisce alla ricostruzione del suo paese. Si spegne nel 2016 dopo una lotta contro un tumore al pancreas ma credo che il suo spirito sia ancora qui a Praga, a volteggiare come un angelo tra le stradine della Città Vecchia.