Il 14 aprile scorso, primo giorno dell’anno secondo il calendario Bengalese, hanno imposto a Dhaka e in tutto il resto del paese un lockdown ‘rigoroso’ dopo che quello decretato un settimana prima non era stato preso abbastanza ‘rigorosamente’ dalla popolazione. Il primo giorno va tutto bene. Anche il secondo. Strade deserte, solo qualche rickshaw e macchine private; del resto i lavoratori necessari, medici, impiegati di banca e dei supermercati, addetti dei mercati ortofrutticoli all’aperto, giornalisti devono spostarsi. Anche le industrie di confezioni sono aperte purche’ i dipendenti rispettino le norme igieniche si rechino al lavoro con i mezzi messi a disposizine dalla fabbrica. Le fabbriche, quelle piu’ grandi, si trovano soprattutto nella prima periferia di Dhaka ma ce ne sono parecchie ancora proprio nel centro di Dhaka, dando lavoro a migliaia di persone che si spostano a piedi, in fila come le formiche, perche’ non si possono permettere neanche le tariffe di un rickshaw.

Passati il venerdi e il sabato, a cominciare da domenica, primo giorno lavorativo della settimana, le strade si sono riempite. Gia’ il martedi il governo ha dovuto cedere alle pressioni dei vari gruppi sindacali perche’ fosse loro concesso di rimanere aperti o di spostarsi. Ecco allora che i voli internazionali con alcuni paesi arabi sono stati riaperti altrimenti il visto di lavoro di molti lavoratori sarebbe scaduto. In una settimana sono partite circa 24.000 persone verso gli Emirati, il Qatar, Singapore, Malasia, Cina, India. Le banche hanno dovuto estendere l’orario di lavoro; sono stati istituti i famigerati ‘emergency pass’ per chi deve accompagnare per esempio malati di Covid in ospedale, o a fare i test, lavoratori di vario genere non inclusi nelle liste prioritarie, ecc. ecc. Gia’ il primo giorno di lockdown erano stati scaricati dall’app messa a disposizione dal governo 600.000 emergency pass. Conoscendoli, secondo me molti l’hanno scaricata ‘perche’-non-si-sa-mai-mi-dovesse-succeddere-un’emergenza?
Scene d’isterismo sulle strade, poi riportate sulle pagine dei giornali, per essere stati fermati dalla polizia per il controllo dei pass. Famoso il dramma di una dottoressa fermata da un poliziotto ultrazelante mentre andava in ospedale e trattenuta perche non aveva il distintivo di medico.

Il poliziotto in questione pensava stesse dicendo una bugia nonostante avesse il camice addosso con ricamato il nome dell’ospedale, lo sticker ‘Dottore a bordo’ sulla macchina, lo stetoscopio al collo. La sfuriata della dottoressa, che poi e’ risultata essere figlia di un comandante di settore durante la guerra di liberazione del 1971, nonche’ presidente di un’unione amministrativa e Awami League leader (il partito politico a cui appartiene Sheikh Hasina, la nostra primo ministro) e’ costata il trasferimento dello sfortunato poliziotto in un commissariato lontano da Dhaka. Per tutti gli altri che osano uscire senza essere nelle liste prioritarie, senza pass, e quindi senza scuse plausibili e soprattutto senza tali credenziali altisonanti della serie ‘lei non sa chi sono io’ spetta una bella multa.
Nonostante questo, in dieci giorni di lockdown semiserio il numero dei contagi e’ piu’ che dimezzato, da 8000 siamo scesi agli odierni 2600, ovviamente quasi tutti a Dhaka. Cifre irrisorie, come ho sempre detto, ma in grado qui di mandare in tilt il sistema sanitario e non garantire assistenza sanitaria adeguata a tutti quelli che ne hanno bisogno. C’e’ un tam tam sui social network di chi cerca donatori di plasma, bombole di ossigeno, posti in ospedale o ICU o chi cerca semplicemente un’ambulanza con ossigeno. E’ diventata virale la foto di un signore che non trovando altri mezzi di trasporto per via del lockdown, ha portato in ospedale la madre anziana malata di Covid caricandola sulla sua moto per un tragitto di mezz’ora e legandosi la bombola dell’ossigeno attorno alla vita. La madre e’ ancora in ospedale ma si sta riprendendo.

I dati sull’epidemia non saranno esatti, e’ impossibile anche pensarlo visto che milioni di persone non sono neanche registrati all’anagrafe, nascono e muoiono nell’anonimato, ma almeno non abbiamo una primo ministro che come Modi in India ha negato la gravita’ del virus, ha permesso l’assembrarsi di milioni di persone per cerimonie religiose e continua a fare rally elettorali ringraziando le persone per essere convenute numerose.
Qui ci sono state manifestazioni per il cinquantesimo anniversario della nascita del Bangladesh e per celebrare i cento anni dalla nascita del padre ma almeno la primo ministro ha avuto l’accortezza di farle in forma ridotta, rispettando le norme di sicurezza e effettuando i tamponi ai partecipanti; mentre tutte le altre altre feste e ricorrenze religiose e non sono state cancellate.


Sono state prese misure di emergenza, anche se non tempestivamente, ma il problema e’ applicarle senza sprechi di risorse e soprattutto imporne il rispetto. Purtroppo e’ difficile, forse anche impensabile, gestire milioni di persone allo stesso momento, molte delle quali analfabete, con lavori a base giornaliera e senza reti di assistenza sociale statali.
I voli internazionali dal Bangladesh sono chiusi, eccetto quelli, come ho gia’ detto, per i lavoratori con visto, pero’ sono aperti quelli da e per l’India! Si stanno facendo pressioni perche’ la primo ministro decida finalmente di bloccare anche quelli e di chiudere addirittura i confini con il paese ma, come si sa, lei ai rapporti di amicizia con l’India ci tiene, anche troppo, alla faccia del blocco delle esportazioni dei vaccini AZ anche se il governo li aveva gia’ prenotati e pagati. I vaccini finiranno tra 15 giorni, non tutti fra gli appena 5 milioni di fortunati che hanno fatto la prima dose, potranno ricevere la seconda, ma il ministro degli esteri ci rassicura che arriveranno entro maggio-giugno; chissa’ quale asso nella manica nasconde per dirlo, sta di fatto che non stanno cercando ne’ altre fonti ne’ altri vaccini. Se dobbiamo essere vaccinati, che AZ sia, solo e unicamente dall’India.