Sono a Pechino dal 30 gennaio, quindi ieri ho assistito anche alla cerimonia inaugurale dei 13° Giochi Paralimpici invernali, mentre la guerra prosegue senza sosta in Ucraina. L’offensiva russa ha preso di mira la centrale nucleare Zaporizhzhia, la seconda più grande d’Europa. “Se dovesse esplodere sarebbe 10 volte peggio di Chernobyl”, fa sapere il governo di Kiev, ma Putin ribadisce la linea dura: vuole l’intero controllo del Paese.
In questa bufera di venti di guerra sono finite anche le Paralimpiadi con la decisione del comitato, a poche ore dall’inizio delle gare, di vietare la partecipazione degli atleti russi e bielorussi. Una scelta sofferta e difficile. All’inizio erano stati ammessi alla gara seppur da neutrali e senza inno e bandiera. “Siamo molto dispiaciuti – ha detto il presidente Andrew Parsons, alle delegazioni sportive di Russia e Bielorussia, 83 persone in tutto – siete vittime delle azioni dei vostri governi.



Sport e politica non devono mischiarsi. Tuttavia, la guerra è arrivata in questa Paralimpiade”. Partecipano 653 atleti. 32 sono gli italiani. Le prime Paralimpiadi nascono nel secondo dopoguerra, grazie al neurochirurgo Ludwing Guttman che, all’ospedale di Stoke Mandeville in Gran Bretagna, fornisce ai pazienti affetti da paralisi spinale traumatica, l’opportunità di praticare lo sport. Dal 1948 i Giochi di Stoke, poi Paralimpiadi nel 1964, sono simbolo dello sport inclusivo e delle opportunità anche laddove esistano difficoltà fisiche e psichiche ma oggi vengono travolti dalla guerra. Continuano i bombardamenti su case e scuole. Intere famiglie ucraine cercano di scappare attraverso i corridoi umanitari. Mentre si aspetta il terzo round di colloqui la prossima settimana, la Cina interviene ed esprime preoccupazione per la situazione e chiede a tutti gli attori in campo di garantire la sicurezza degli impianti nucleari. In queste ore difficili ecco il messaggio di pace e di forza di Martina Caironi, campionessa paralimpica, 2 ori, l’argento nei 100 metri a Tokyo, che ho avuto la preziosa occasione d’incontrare, al Villaggio olimpico di Pechino. Grazie Martina!