Chi non si è mai fermato a guardare un aereo? Chi non ne è mai rimasto affascinato?
Quale persona non si è emozionata durante il decollo, quando senti quella velocità scorrerti addosso e piano piano ti sollevi da terra, con la schiena schiacciata contro il sedile e osservi dall’oblò quel mondo che si allontana e si fa sempre più piccolo?

C’era una volta una ragazza piena di aspettative, che sognava in grande il suo avvenire.
La giovane età concede questo privilegio e l’inesperienza lo sostiene.
Immaginava il suo futuro, voleva girare il mondo e conoscere la gente.
Sapeva che avrebbe trovato la sua strada.

C’era una volta una giovane donna che, a soli diciannove anni, si ritrovò catapultata dai banchi di scuola, in un’aula addestramento dell’aeroporto di Fiumicino a frequentare un corso per diventare Assistente di Volo.
Aveva inviato la sua candidatura alla compagnia aerea e fu ritenuta idonea.
Così iniziò la sua avventura, un po’ per gioco e un po’ per sfida…non lo sapeva bene neppure lei, ma, certamente, era ”pronta al decollo”. La giovane spiccò il volo.
Divenne una donna appassionata al suo lavoro e a quello stile di vita un po’ originale, ma che sentiva appartenerle.

Il fascino e l’attrazione del volo hanno ispirato libri, racconti, film.
Piloti ed equipaggi sono stati mitizzati per anni. Viaggiatori dei cieli. Ospiti di un tubo che attraversa le nuvole.

E pensare che in quel “tubo” esiste un piccolo mondo dove centinaia di persone, con le loro singole vite si ritrovano a viaggiare insieme in un’unica direzione, condividendo, per qualche ora, il proprio tempo e la loro esistenza.
E chi lavora lassù, in quella macchina volante sono persone, che hanno una famiglia, dei figli, una casa e che, ogni volta che partono, lasciano la metà del proprio cuore a terra.

Quando sei dentro l’aereo ti ritrovi d’un tratto in un’altra dimensione.
Sei in una macchina sigillata, ermeticamente chiusa, che ti separa dalla tua vera vita e dai tuoi affetti.
E’ come se fossi in una specie di microcosmo dove il tuo equipaggio diventa la tua famiglia ed entri in confidenza con tutta quella gente “sconosciuta”, i passeggeri, che a volte si raccontano, si sfogano, ti parlano più del dovuto e tu sei lì e li ascolti.

Tanta gente ci guarda, ci scruta, racconta di noi. Ma vorrei che andasse oltre le apparenze.
Noi naviganti dei cieli siamo vita, volti, emozioni, famiglie, lacrime, sorrisi, sonno, stanchezza…

Chissà se qualcuno si è mai domandato come si sente e quale vita conduca l’Assistente di Volo? Cosa ci insegna questo lavoro?

Noi siamo addestrati, abilitati al primo soccorso, pronti ad intervenire in qualsiasi momento, sensibili ad ogni minima variazione di situazioni normali. Eccoci, ora infermieri, psicologi, baby sitter, all’occorrenza attori, capaci di improvvisare e risolvere situazioni del tutto originali e fuori dal comune.
Noi empatici e acuti osservatori di altri esseri umani. Riusciamo a riconoscere chi sale a bordo, come si comporterà durante il volo e il suo stato d’animo semplicemente da come cammina, dal modo in cui sistema il suo bagaglio e si accomoda al proprio posto…ci bastano davvero pochi istanti di osservazione.
Noi siamo quelli che, durante il volo, ci immergiamo in uno scorrere del tempo perfettamente scandito, dove non sono permessi sbagli, errori o dimenticanze.
Noi, che ci ritroveremo nell’arco di qualche ora in un altro paese, con una lingua diversa e, perché no, un’altra stagione, altra cultura, cibo e credo.
Aeroporti che ci sono familiari, alberghi e città, che sono nostre seconde case, il personale di scalo, che ci attende affettuosamente e che sembra far parte di una nostra grande comunità.

E ancora mi domando se qualcuno si è mai chiesto chi siamo?
Noi siamo uomini e donne, genitori, figli, siamo esseri umani che svolgono la loro professione a più di diecimila metri da terra, che hanno una famiglia che li aspetta, un posto nel cuore, un proprio nido e persone care.
Noi abbiamo il privilegio di vedere sorgere e tramontare il sole, di guardare le stelle, di ammirare spettacoli di luce, nuvole e colori ogni volta diversi.

Sono Laura, volo da ventitrè anni. Ho avuto la fortuna di iniziare a volare quando ero molto giovane. Ho due figlie e, anche se può sembrare un paradosso, sono grata al mio lavoro perché mi ha dato l’opportunità di poterle crescere ed essere molto presente. Questo grazie ai turni e agli orari stravaganti dei voli. Partire è sempre un’emozione, anche se porta con sè un pizzico di nostalgia, ma tornare a casa scalda il cuore e rasserena l’animo.