Scanning of a human brain by X-rays

Di Laura Khasiev
La saga di Harry Potter è una metafora perfetta della vita; in questo racconto fantasy, nato dal genio di Johanne Kathleen Rowling, apparentemente per adolescenti, è racchiusa molta verità sul funzionamento della psiche.

La Psiche racchiude i pensieri dell’uomo, è composta da una parte razionale e da una irrazionale, che è contenuta nell’inconscio, il settore della mente che genera le nostre azioni e i nostri pensieri, da cui ha origine tutto ciò che ci accade.

Come molti di voi sanno, Harry Potter si trova a fronteggiare tanti ostacoli e diverse difficoltà, ma non perde mai la sua purezza d’animo, anzi le cose che più lo spaventano sono proprio l’essere cattivo come Voldemort e la possibilità di far del male a qualcuno.
La verità è che anche se Harry è un ragazzo dall’animo buono, e questo è ciò che prevale in lui, come in ogni individuo c’è una parte oscura, infatti egli solo alla fine scoprirà di essere un Horcrux di Voldemort (ossia uno dei contenitori di una parte di anima del mostro, suo nemico). Questo fatto sembra essere un semplice evento di una storia in cui vige la lotta tra il bene e il male, la verità è che invece dietro c’è molto di più. L’autrice ha saputo raccontare attraverso questa bellissima metafora, come realmente è caratterizzata la psiche umana, infatti Voldemort non è soltanto un essere mostruoso e cattivo, ma rappresentata la parte oscura dell’animo, quella che spesso abbiamo paura di vedere, ma che, se come insegna Harry, siamo pronti a conoscere e ad accettare possiamo “estrarla” dal nostro cervello. Nella storia questo spirito maligno, che governa il giovane mago dall’interno del suo corpo, è stata rappresentata da una sorta di Voldemort in miniatura, un “bambino” che, finché non è uscito dal corpo di Harry lo ha manovrato. In pratica la stessa cosa vale per noi, infatti in tutti noi risiede un lato oscuro che ci può governare e “indovinate un po’, in quale parte del nostro pensiero si trova?”
Nell’Inconscio.

L’Inconscio non è necessariamente malevolo, anzi, se impariamo a dirigerlo può diventare un prezioso alleato perché, come ho detto sopra, è la parte di noi che dirige le nostre azioni e da cui scaturiscono tutti gli eventi della nostra vita perché ciò che ci capita è sempre qualcosa che attiriamo noi, anche se non sembra, proprio perché generato da quella parte del nostro cervello di cui non siamo consapevoli in maniera cosciente.

Parliamo un po’ di Cervello:
Nel cervello ci sono diverse funzioni: alcune sono in grado di attivare influenze benefiche, altre negative, tutto ciò chiaramente agisce sull’aspetto timico del cervello, ossia lo stato umorale dell’individuo. Ci si è chiesti se si può stimolare la chimica neuronale a nostro favore e molti ritengono che l’uso di farmaci può essere una soluzione adatta a ciò, ma la verità è che questi hanno degli inevitabili effetti collaterali (che sono assai peggio di Voldemort!)
Per fortuna sono state condotte ricerche che hanno portato a risultati sorprendenti. In America, già nei primi anni ’90 si è parlato dei grandi benefici della narrazione sul cervello.
Mark Turner, neuroscienziato americano, nei primi anni Novanta ha scritto un libro Literary Mind, in cui ha dimostrato il forte potere delle storie sul funzionamento del cervello, perché secondo lui la mente umana è “letteraria”, ossia ha un funzionamento che rispecchia quello dello svolgimento delle storie. Quindi il potere benefico sui processi neuronali si deve proprio al fatto che il cervello, quando recepisce una storia, fa qualcosa che è per esso una mansione abitudinaria e che può corrispondere al nostro “tornare a casa”, cioè nel luogo in cui proviamo il massimo agio perché lo conosciamo e perché abbiamo creato lì le nostre consuetudini quotidiane. Le storie sono dunque quanto di più familiare per l’individuo perché sono la prima cosa con cui si viene a contatto quando si nasce, infatti Turner spiega che vedere l’ostetrica che mette il latte nel biberon è una “piccola storia” (lo scienziato la chiama proprio “small story”), questo fa sì che ogni cosa che il bambino vede, e tutto ciò a cui noi assistiamo, è in realtà nient’altro che una storia. Questa tesi ha portato a sperimentare l’utilizzo dei racconti al fine di generare uno stato umorale di piacere e il risultato è stato positivo, infatti dopo aver letto, ascoltato, visto una storia, senza che ce ne accorgiamo, si crea dentro di noi uno stato di serenità, questo è dovuto proprio al fatto che il narrare attiva quello che si chiama circuito dopaminergico, stimolando quindi i neurotrasmttitori considerati “attivatori di piacere”, ossia dopamina, serotonina, ossitocina e reazioni chimiche in grado di contrastare gli stati negativi e promuovere il buon umore. “Cosa c’entra quindi Harry Potter?”

Proviamo a pensare che Harry Potter sia il nostro cervello, chi sarebbero i neurotrasmettitori del piacere? I suoi poteri, le magie di Harry sono ciò che lo rendono padrone degli eventi che lui stesso genera e come stimola quei poteri? Proprio attraverso una storia, ciò che Harry racconta a sé stesso. Ricordate cosa gli dice il suo amato Professore Albus Silente?

«Le parole sono, nella mia non modesta opinione, la nostra massima e inesauribile fonte di magia, in grado sia di infliggere dolore che di alleviarlo».

A conferma delle tesi scientifiche degli ultimi anni, questa frase, anche se detta all’interno di una saga fantasy, dice una grande verità: le parole possono tutto, sul cervello hanno un potere addirittura superiore a quello dei farmaci e soprattutto non hanno effetti collaterali, se usate bene e scelte con cura infatti attivano funzioni talmente importanti che sono responsabili di creare buon umore e in realtà di attivare tanti funzioni che si riversano sul comportamento, infatti attivano l’immaginazione, la memorizzazione, la capacità di progettazione, organizzazione e risoluzione de problemi. Tutto dipende dalla storia che scegliamo di raccontarci, se scegliamo i racconti giusti possiamo orientare i nostri pensieri nella direzione che desideriamo, è ne L’Alchimista di Paulo Cohelo che viene detto: “Quando desideri qualcosa, l’intero Universo cospira affinché tu possa realizzare quel desiderio” , è quindi una storia presa da un’opera letteraria che ci dona consapevolezza sul fatto che il fatto stesso di desiderare, può divenire guida per noi stessi.

Ovviamente nel cervello esiste anche una parte che, se stimolata, produce effetti negativi, si tratta del sistema limbico (il nostro “Voldemort” corrisponde proprio a quello), in esso si trova l’amigdala, responsabile del pensiero ossessivo.
Una metafora dei pensieri negativi in Harry Potter sono i Dissennatori, delle anime oscure che si insinuano nella mente e una volta entrati tolgono energia, l’unico modo per ostacolarli è non permettergli di entrare, utilizzando la forza del pensiero e creando una barriera protettiva per tutti quei “contenuti” preziosi del cervello, tra cui ricordi, persone che stanno a cuore, progetti e desideri. La metafora è precisa, infatti con il pensiero ossessivo funziona così, un pensiero negativo aleggia nella mente, in base alla forza di questa si può o meno decidere se tenere fuori la negatività o farla entrare. Chiaramente contrastare pensieri del genere non è semplice, nella saga infatti il piccolo Harry Potter viene istruito dall’astuto Professor Lupin a tenere a bada, e soprattutto fuori dalla sua mente, i Dissennatori, consumatori di energia proprio come quei pensieri negativi, che una volta infiltrati nel cervello, diventano manipolatori dell’umore e, attraverso il tormento, risucchiano la vitalità di quelli che non riescono a tenerli fuori dalla propria interiorità.
Ostacolare un certo tipo di pensiero nella realtà è possibile, potremmo definire questa pratica una “magia” della mente, anche se poi più che trascendentale, questa ha a che fare con razionalità e scienza, infatti raccontarsi la storia giusta, costruire un dialogo sano con sé stessi è un vero e proprio “atto magico”, ma che si realizza nella manipolazione concreta e positiva di processi neuronali che vanno ad influenzare il cervello, il pensiero e il comportamento. Chi riesce a fare questo, conquista la serenità interiore che possiamo associare a ciò che ottiene Harry una volta sconfitto Voldemort, ossia la libertà da un male oscuro, che non per questo sparisce, ma, più semplicemente, una volta riconosciuto può essere distinto dal bene e consente di fare scelte giuste e tipiche di un animo puro. Ispirarsi a Harry Potter può quindi aiutare a migliorare la qualità dei propri pensieri, della propria narrazione interiore e quindi della vita, vista l’influenza positiva che le storie hanno sul cervello, una volta create nel giusto modo per poter stimolare il piacere e mandare via i cattivi pensieri, evitando così di alimentare le ossessioni.

Riferimenti:
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