Carissimi, possiamo notare come in tutte le epoche gli uomini hanno innalzato muri, barriere, pareti di difesa, protezione e anche isolamento; chi non ricorda la famosa canzone “The wall” dei Pink Floyd e l’immagine molto forte del video musicale dove un muro di cinta si chiude imprigionando un essere umano! Molti di questi muri sono monumenti o testimonianze concrete del nostro passato, il più famoso è il “Muro di Berlino” che sezionò come la lama di un coltello la capitale tedesca ai tempi in cui la Germania stessa era divisa in due parti durante la guerra fredda.

Ricordo che da piccola m’incuriosiva molto “il Muro del Pianto” di Gerusalemme,i resti del famoso tempio, me lo immaginavo un luogo molto triste, il punto d’incontro di gente disperata, in realtà è un monumento sacro, di preghiera per gli Ebrei. Nei libri di storia scopriamo il ”Vallo di Adriano” eretto per difendere i territori dalle scorrerie dei Barbari e che delimitava i confini a nord dell’Impero Romano. E che dire dell’imponente “Muraglia Cinese”! Un serpente di pietra lungo migliaia di kilometri con torrette di guardia e fortini, costruita per proteggere dalle incursioni nemiche.

Ma anche nel nostro presente muri, pareti, barriere continuano ad essere innalzati. Ricordo molto bene la messa in opera del muro in Cisgiordania dal leader politico Sharon circa vent’anni fa e si parla tutti i giorni del cantiere riaperto per terminare il muro tra Stati Uniti e Messico. A questo punto, dopo questa lunga prefazione, chi di noi non si lascia prendere da un senso di tristezza, di malinconia? Questo strascico infelice non vale per il ”Muro di John Lennon”che si trova qui a Praga. È un muro di recinzione di circa 20 metri situato nel cuore di Malastrana. Non è famoso per il suo valore architettonico o culturale, bensì perché espressione di libertà, di pace ed unione. Durante gli anni del regime un ragazzo messicano realizzò il ritratto di John Lennon non appena si venne a sapere della sua morte, perché, cari amici, la musica arrivava in qualche modo a Praga e in tutti gli Stati dell’Est europeo! E da quel momento partì la grande storia di questo piccolo muro.

E io mi immagino i giovani Cechi con pennelli e tempere, carboncino, matite colorate ed inchiostro che di notte si recano nella Piazza del Gran Maestro, eludendo la ronda delle guardie e lasciano i propri disegni e messaggi su quella parete di speranza. E regolarmente il giorno successivo questi graffiti vengono cancellati da una mano di intonaco bianco e il muro torna ad essere una tabula rasa che richiama ancora più alla disobbedienza. Ora il “ Muro di John Lennon” è una meta turistica, un simbolo di quegli anni difficili e io ogni tanto vado a dargli un’occhiata per vedere cosa c’è di nuovo e mi sento felice.