Nella scuola pubblica di New York esiste un dress code che implica: niente ombelico esposto o biancheria intima visibile (per maschi e femmine), niente ciabatte, niente cappuccio o cappello in classe, a meno che non siano simboli religiosi (kippah o velo o altri) e niente scritte offensive sulle magliette.

Nelle scuole private il dress code impone una divisa e, spesso ma non sempre, proibisce “colori fluorescenti”.

Nessuna scuola considera una pettinatura qualsiasi, “indecorosa”.

In nessuna scuola poi, l’infrazione della regole sarebbe punita impedendo l’ingresso dell’alunno/a in classe. MAI.

Parto da New York perchè è la città dove vivo e che conosco meglio. E dove la scuola pubblica è riconosciuta fra le migliori del paese.

La vicenda della scuola di Scampia mi ha particolarmente scossa visto che da ragazzina, venivo continuamente “punita” perchè il mio modo di vestire e di portare i capelli veniva considerato “indecoroso” da alcuni professori che, per questo, mi abbassavano i voti. Ho avuto lo stesso problema sul lavoro, a volte, e, in particolare, in una posizione che ho ricoperto per un paio d’anni, sono stata pesantemente vessata e discriminata per il mio modo di portare i capelli (rossi).

Non ho voglia di fare un trattato pedagogico perchè non è mia competenza ma scrivo qui di seguito una serie di cose che provano a offrire risposte e spunti rispetto a tante corbellerie lette in giro.

  • Partiamo dall’abc: gli insegnanti dovrebbero smetterla di far girare tutto intorno al loro ruolo e al loro eroismo perchè insegnano in “quartieri difficili”. Sono pagati per farlo e fanno il proprio dovere. Gli studenti ci vivono e, dopo la scuola, non vanno in case in altri luoghi. La loro realtà resta quella, 24 ore al giorno, per sette giorni a settimana. LORO sono eroi, non voi. Voi siete ottimi professionisti quando lo siete e questo deve certamente essere riconosciuto. Meritereste aumenti di stipendio? Ma certo! Ma non meritate di usare la vostra “geografia” professionale per auto assolvervi se commettete un errore.

  • La preside, che sarà pure bravissima, ha infranto le regole prendendo una decisione senza consultare gli organi preposti. La sospensione del minore andava discussa e ci potevano essere altri tipi di “punizione” sicuramente meno umilianti e traumatici.

  • La preside ha rivelato a un giornale dettagli privati della vita familiare del minore (immediatamente individuato), infrangendone la privacy. Poco importa che il giornale, tardivamente abbia rivisto l’articolo (senza precisarlo come di norma dovrebbe avvenire peraltro). Io, per esempio, ho saputo cose della famiglia del bambino leggendo quell’articolo e questo è terribile. E probabilmente illegale.

  • La preside ha detto che i suoi alunni un giorno dovranno diventare architetti, infermieri, artisti, ecc. e devono capire che non potranno farlo se non si vestiranno in maniera adeguata. La preside dovrebbe ricordare che il suo gusto personale non è legge universale e che la scuola dovrebbe essere anche un ambito dal quale far partire i mutamenti sociali e quello che si chiama “progresso” che implica, “libertà di espressione e inclusività nella diversità”. Persino l’Italia un giorno, lo speriamo, diventerà un paese moderno e meno bigotto e repressivo. Ieri sono andata a fare le analisi. L’infermiera aveva le treccine rosa. Qualcuno lo dica alla preside.

 

 

  • Ho letto che a Scampia bisogna tenere il “polso fermo” più che altrove. Quindi questi ragazzi e queste ragazze vanno puniti doppiamente? Non è sufficiente il luogo dove vivono e i limiti che comporta? Dobbiamo imporne altri? Dobbiamo accettare che un bambino di Posillipo possa, non solo vivere in un luogo qualitativamente migliore, ma sia anche lasciato libero di esprimersi e quello di Scampia no? Ma davvero? (e questo vale chiaramente per tutti i quartieri di tutte le città’).

  • E chiedo: quindi una bambina africana che porta i capelli raccolti in treccine, come spesso necessario per la loro caratteristica, deve essere rimandata a casa? E chiedo ancora? Se un maschietto mette lo smalto o la matita può stare nel banco e seguire le lezioni o possono farlo solo le femminucce?

  • Ciò che non si comprende è che qui nessuno, ma proprio nessuno, discute il principio secondo cui non si debbano rispettare le regole. Anzi. Magari ce ne fossero di più. Queste però non sono regole. Sono semplici decisioni basate sul gusto personale di una o più persone. I cellulari distraggono, il fumo fa male, arrivare tardi o saltare le lezioni inficia il buon andamento scolastico, girare senza casco ti può uccidere, ma quali conseguenze negative (e per chi) hanno i jeans strappati sul ginocchio o le treccine o gli anfibi? Quali diritti ledono e quali pericoli creano?

Purtroppo, come sempre avviene, fra un po’ non si parlerà più di questo argomento. I bambini continueranno a subire gusti e modi di vedere di persone chiuse in una visione antica di un mondo senza colori e Scampia (e gli altri quartieri “difficili”) verrà sempre considerata un inferno, perchè ai bambini verrà tolta anche la voglia di sognare.