Alcune settimane fa avevo anticipato che mi sarebbe piaciuto fare qualche riflessione su un tema che mi è molto caro: la sensibilità.

 

Come forse ha avuto modo di notare chi ha avuto la curiosità di leggere i miei post precedenti, quello della sensibilità è un argomento che, tra le righe, ricorre spesso poichè ritengo che si tratti di una caratteristica particolarmente importante in una persona, caratteristica che, purtroppo, a  mio avviso stiamo progressivamente perdendo.

 

Ogni giorno ascoltiamo notizie terribili e molte di queste non ci fanno più effetto, ormai ci stiamo abituando a tutto.

 

Questo, in larga misura, si nota anche in piccoli gesti compiuti quotidianamente: sono sempre meno gli uomini che cedono il proprio posto per far sedere un anziano o una donna; non parliamo dei ragazzi, la stragrande maggioranza dei quali il problema manco se lo pone.

 

Esempi di questo genere sono all’ordine del giorno: non capisco perchè si senta il bisogno di incidere il proprio nome su un monumento o ci si debba tuffare in una fontana nel centro di Roma e potremmo andare avanti a lungo.

 

Quando parlo di sensibilità mi riferisco sia a chi compie questi gesti inopportuni se non addirittura incivili, sia a chi, passivamente, non reagisce, gira la testa dall’altra parte accettando questo stato di cose.

Mi capita di parlare di queste cose ad esempio con mio figlio; sono rincuorato di sapere che determinati comportamenti non li ha mai messi in pratica nè lo farà mai in futuro tuttavia discuto con lui quando mi dice che sarebbe meglio se ognuno si facesse i fatti suoi; è proprio questo il punto: se qualcuno incide il proprio nome sulla mura del Colosseo o anche sul sedile di una carrozza ferroviaria, quella cosa deve riguardare anche me e mi deve far avere una reazione quantomeno di disaccordo perchè il sentire comune deve (dovrebbe) essere chiaro per tutti: certe cose non si fanno.

 

Non voglio apparire “bacchettone” ma penso che determinati momenti educativi andrebbero recuperati mettendo in moto tutte quelle occasioni che hanno contribuito alla formazione della mai generazione (ma anche di altre successive, per fortuna). Ad esempio tornerei ad insegnare Educazione Civica a scuola, organizzerei incontri, vorrei che se ne parlasse nei luoghi in cui si riuniscono i giovani, nelle palestre, negli oratori, ovunque sia possibile.

 

Siamo ancora in tempo ma dico che occorrerebbe fare presto altrimenti gli atteggiamenti maleducati andranno avanti e costituiranno il primo passo per una degenerazione sociale sempre più profonda.

 

Utilizziamo meno le cuffiette nelle orecchie che sono i nostri nuovi paraocchi che ci isolano dal mondo e guardiamoci attorno di più, mostriamoci interessati agli altri, cominciando a rimettere in gioco anzitutto noi stessi utilizzando al meglio la nostra sensibilità, visto che ne siamo tutti dotati.