Lavì non aveva mai avuto paure particolari, se non quella di smarrirsi, di perdere la sua anima da qualche parte. Ossessioni? Tante. Manie che andavano e venivano pronte a riempire una mancanza o a riparare qualche strappo. Ecco, quindi, il periodo dell’ordine e della precisione o quello in cui doveva tenere tutto perfettamente in equilibrio. Equilibrio tra anima e scrivania, tra anima e armadio, anima e cartella, quaderni… insomma apparente follia e precaria ricerca di armonia tra dentro e fuori, sempre in cerca di qualcosa.
Probabilmente scappava o correva forte, sperando che le si staccasse di dosso quell’etichetta di strana , diversa , folle o, peggio ancora, anormale, certamente timida, poco socievole…
Si era sempre sentita non molto simile ai suoi coetanei, ma chissà se questo era ciò che realmente provava o se l’avevano cresciuta con quell’idea.
Ancora oggi non aveva trovato una risposta esatta.
Era lei quella bambina che si soffermava incantata a guardare le nuvole.
Quale bambino non lo fa? Forse tutti.
Ma, secondo Lavì, gli altri non ne erano capaci quanto lei e non ci trovavano quello che ci vedeva lei. Per Lavì tutto era speciale, era mistico e poteva trascendere nel surreale.
Ricordava perfettamente che voleva urlare, ma non lo faceva, che voleva correre, ma si fermava, che voleva chiedere, ma non osava…
Lei osservava e incamerava informazioni…..
Poi arriva il famoso giorno, quello in cui ti svegli e all’improvviso fai chiarezza dentro te stessa e tutto appare evidente, come se, prima di allora avessi vissuto in mezzo ad una fitta nebbia.
Tutta colpa sua ?… o loro ? Affermarlo con certezza è uno scarico di responsabilità troppo grande, ma si può dire che ne sono stati in buona parte la causa.
Ogni persona è frutto di due individui sconosciuti ed estranei tra loro.
Siamo manipolati sin dal grembo materno. Veniamo al mondo pronti a recepire un numero illimitato di informazioni e memorie che forgeranno tutta la nostra persona.
Eppure, in qualche modo restiamo a galla. Nuotiamo e galleggiamo da quando siamo nell’utero.
Tra i dolci ricordi di Lavì, nelle sue più remote memorie emotive, fatte di odori, di suoni e di morbide note che scaldano il suo cuore, ce n’era una in particolare che la inteneriva e che adorava ricordare.
Le sembrava ancora di sentire quel profumo buono, un insieme di colonia maschile e lavanda.
Conservava la memoria di un tempo oramai lontano.
Si rivedeva da piccola, nel suo letto, nella sua cameretta.
Un po’ di fantasia e un pizzico d’immaginazione, la mente di un bambino, d’altronde, ha anche questo potere, quello di fondere insieme verosimiglianza, realtà e creazione.
Ogni mattina aspettava che passasse il suo angelo custode a salutarla con quel dolce bacio.
Era il suo papà, che silenzioso le si avvicinava, prima di uscire per andare a lavoro.
Andava via presto, quando ancora il silenzio e il buio custodivano il giorno appena nato.
Sembra incredibile pensare a come un padre diventi per ogni figlia un supereroe, un personaggio mitico, invincibile e forte, pronto a battersi per difendere la sua principessa da ogni pericolo.
Oggi Lavì , da adulta, si sofferma a riflettere su queste apparenti ovvietà.
Il rapporto tra padre e figlia sembra talmente scontato, che se ne sottovalutano troppo le conseguenze.
Purtroppo ancora oggi è raro che un padre sia davvero consapevole delle proprie responsabilità e conosca, come un personaggio della Marvel, il superpotere che ha tra le mani.
Lui segnerà il futuro di sua figlia!
Sarà artefice e invisibile consigliere del tipo di donna che diventerà!
Ma perché un papà non se lo chiede mai o lo analizza troppo tardi?
Anche Lavì, naturalmente, era come tutte le bambine della sua età, legata e attratta da questo padre, che per lei era eccezionale. Diventava mitico con poco, bastava che la andasse a prendere a scuola, o che la portasse con sé a lavoro, o che facesse la magia di trasformare un negativo in fotografie. Quando poi partiva, lei contava i giorni …. In quelle occasioni credeva quasi di avere un papà extraterrestre che doveva andare in missione in un’altra galassia per poi riatterrare dalla sua bambina.
Aveva la sensazione che tutto si tenesse in equilibrio per merito suo.
Quando lui non c’era avvertiva quella sensazione di precarietà. Ricordava di voler avere tutto sotto controllo e di proteggere gli altri membri della famiglia, non perdendo di vista le loro fragilità. A Lavì, quando il padre era assente, tutto il mondo pareva fragile e trasparente come un vaso di cristallo e temeva che si rompesse o si incrinasse .
E poi si cresce…
E sembra incredibile come, con il passare degli anni, tutto prenda una forma diversa, gli occhi vedano oltre e si capisca tanto, o forse, tutto.
La comprensione dell’infanzia rischiara tutti gli eventi che hanno corredato la propria vita. Da quando si è piccole fino a quando si diventa donne e si cammina da sole.
Riesci a spiegarti perché sei cosi, ma non accetti che qualcuno lo abbia consentito.
A Lavì nessuno aveva chiesto il permesso di condizionarla, di reprimerla , di farla sentire inadeguata e di dover essere a tutti i costi perfetta.
A lavì non avevano mai chiesto cosa amasse davvero, se si sentiva capita o sola … e perché giocava ossessivamente con quell’ affezionato cagnolino di peluche.
Non le erano state fatte domande, tantomeno cercate risposte….
Oggi Lavì ha conosciuto l’Amore puro, che illumina, riscalda e da energia. E’ riconoscente a chi l’ha resa speciale nella sua unicità.
Oggi crede che grazie a suo padre ha trovato la sua libertà, ha scoperto la sua essenza, la sua indipendenza.
C’è stato un momento della vita in cui hanno anche combattuto alla pari!
Lavì aveva capito che l’eredità del supereroe o dell’infallibilità lo avevano condotto in un vicolo cieco.
Affettivamente chiuso, forse vulnerabile, con le parole del cuore sigillate in una scatola chiusa a chiave. Ancora si domanda se resteranno lì dentro? Rimarranno inesplorati quegli orizzonti dell’ anima o ci sarà un’intima confessione ?
Non lo sa. Sa che siamo solo un risultato e per correggerlo dobbiamo conoscere e risolvere il problema iniziale. E illuderci di essere incorreggibili non può che condurci alla solitudine.
Ancora una volta sarà l’Amore ad indicarci, con saggia pazienza, una via rassicurante, come quella che lui percorreva con la sua bambina, tenendola per mano.
Grazie papà!
La tua Lavì
“ Ecco il mio segreto. E’ molto semplice : non si vede bene che col cuore.
L’essenziale è invisibile agli occhi.”
Il Piccolo Principe , Antoine De Saint-Exupery






