Ritorno in punta di piedi nel mondo dei giovani…..Non voglio disturbarli mentre guardano le loro serie preferite in TV o sui loro IPhone, perciò li osservo attentamente per capire cos’è che li attrae, che li rende così partecipi in quelle storie così sapientemente costruite, girate e raccontate.
Ultimamente ho partecipato ad un incontro con il giornalista Sergio Perugini, facente parte della commissione nazionale valutazione film della CEI, notevolmente incuriosita dai giovani seriali, adolescenti o di poco più grandi, che affrontano la vita identificandosi nei personaggi delle serie televisive, traendo da queste regole di vita e/o modelli da imitare.

Stiamo parlando ovviamente delle serie trasmesse non solo in TV ( BRACCIALETTI ROSSI), ma soprattutto su Netflix (SKAM ITALIA, BABY, SUMMERTIME, SQUID GAME ed altre), piattaforma preferita dai giovani, in cui i protagonisti sono ragazzi e ragazze liceali. Le loro storie, i loro problemi quotidiani, le loro relazioni sociali o amorose, il loro modo di intendere concetti come l’amicizia o il rispetto delle regole, il loro modo di rapportarsi con gli adulti, sono capaci di catturare l’attenzione, di creare dibattiti a tema, di trasformare gli attori in quotidiani “eroi” (positivi o negativi che siano). Sotto questo aspetto i sistemi di comunicazione giocano un ruolo importantissimo ed entrano inevitabilmente nell’educazione impartita o che si tenta d’impartire ai nostri ragazzi.

Il successo di queste serie è frutto di scelte mirate e comuni a tutte: episodi di 20 minuti circa in cui vengono sviscerati i temi più attuali e diffusi tra i giovani: amicizia, amore, integrazione razziale, bullismo, malattie e sessualità. Tutti i racconti tendono a mettere in evidenza le fragilità dei giovani, la difficoltà a tirare fuori ansie e paura o il volersi confrontare in un ambito ristretto, preferibilmente quello del gruppo di amici che si frequentano quotidianamente. Ed è proprio questo uno dei motivi di dibattito di tanti adulti, genitori, insegnanti, psicologi: il gruppo degli amici più stretti diventa la famiglia, il nucleo in cui i problemi vengono affrontati e risolti; non si cerca l’adulto come figura di più esperienza, non ci si confida con i genitori e agli insegnanti si chiede un rapporto “alla pari”.

Il messaggio è talvolta pericoloso: se da un lato fa piacere che queste serie forniscano occasione di dialogo in casa o a scuola, dall’altro possono fuorviare i modelli educativi tradizionali e indurre i fruitori a comportarsi secondo schemi liberi e senza alcun controllo.
Ho avuto modo di vedere anch’io alcune di queste serie su invito di mia figlia, 15 anni e mi ha fatto un immenso piacere ricevere questo invito. L’ho trovato un modo molto efficace per capire un po’ di più il mondo dei giovanissimi, soprattutto il loro bisogno di attenzione e confronto quotidiano, spesso non dichiarato e quasi indispensabile.