Il cielo è cupo e tira vento. 

Butti lo sguardo in alto e le nuvole corrono via veloci. 

La brezza che anticipa la pioggia ha un odore diverso: un aroma ricco, che mette l’anima in pace ed evoca all’improvviso l’odore della terra bagnata, la gioia liberatoria di sentire le prime gocce di pioggia che mettono fine al caldo che ti si è appiccicato addosso o che alimentano il mistero di una notte fin ad allora silente.

La pioggia è l’elemento più comune e a volte minaccioso della natura in paesi come il Bangladesh che possono contare sull’effetto rinfrescante e benefico dei monsoni e di qualche temporale di stagione o fuori stagione. Ma, a prescindere dalla frequenza, o dal fatto che sia un evento del tutto comune qui, ciò non toglie che la pioggia abbia il potere di far venire a galla le emozioni più intime delle persone. 

Una volta ebbi occasione di sentire la risposta di un rickshaw wallah alla domanda ‘cosa ti piace di più della pioggia?’. ‘Il rumore incessante delle gocce sul tetto di lamiera di casa mia al villaggio natio’, rispose. E a me scappò questo pensiero: ‘Beato te che vivi sotto un tetto di lamiera!’

L’acqua ha il potere di attrarmi a sè, vuoi che siano le onde del mare, che potrei rimanere a guardare per ore, un ruscello di montagna che scorre tra le roccie, lo scroscio di una cascata o le acque maestose, torbide degli imponenti fiumi del Bangladesh; tutto mi attrae con la stessa intensità.

Sono in pace con me stessa, mi avvolgo nei miei pensieri cosi’ da tenere distante la folla, il traffico di Dhaka e il rumore della vita della gente.

Purtroppo se si vive a Dhaka il contatto più frequente che si ha con l’acqua è solo la pioggia. 

Un giorno di caldo afoso diventa subito allegro per me al primo lampo di un tuono e al profumo di terra bagnata che arriva con le prime folate di vento. 

La pioggia è stata la mia compagna nei momenti di quiete e contemplazione mentre guardavo cadere le goccie su un raro fazzoletto di terra sgombra di questa città.

La pioggia è stata la mia compagna nei momenti di rabbia, di impotenza e di dolore dandomi comforto mentre piano piano ritornavo in me.

La pioggia è stata la mia compagna nei momenti di ansia quando una camminata veloce sui marciapiedi forzatamente vuoti di Dhaka mi ha aiutato a lasciar andare via i pensieri negativi. 

Le uniche persone che si divertono a lasciarsi bagnare dalla pioggia sono i bambini di strada che giocano per strada nelle pozzanghere e io. Quanto mi piacerebbe aggiungermi a loro a saltare nelle pozzanghere anche se non sarei brava come loro a evitare di finire dentro qualche buca in strada o nelle fogne aperte che con la pioggia magicamente spariscono. 

Nonostante la mia vita privilegiata di poter guardare la pioggia il più delle volte dal finestrino della macchina, non mi dimentico che crea problemi a molti, a quelli che vivono per strada sotto una tenda di nylon, a quelli che rimangono in perenne attesa nelle strade intasate, la corrente che all’improvviso se ne va e non sai quando torna o alla sempre presente minaccia di innondazioni nelle campagne fuori Dhaka. 

La pioggia regala emozioni diverse a ognuno di noi e ci tocca in maniera diversa. 

Ma per me la piogga è catartica. Gli alberi ritornano all’improvviso verdi, la polvere e la sabbia perpetua sui marciapiedi e sulle strade di questa maledetta città se ne va e anch’io mi sento più pulita e viva. Finalmente si riesce a respirare a pieni polmoni senza il terrore di inalare veleno. 

I momenti che passo alla finestra o sul terrazzo ad ascoltare la pioggia a occhi chiusi o gli infiniti minuti a guardare le nuvole che si accumulano e poi vanno via oppure l’attimo quando esci di casa la mattina e vedi il luccichio lasciato sulle strade dalla pioggia appena passata sono gioia pura e un tocca sana all’anima. 

Se mai me ne andrò da questo posto, se mai riuscirò a provare nostalgia per qualcosa di questo paese, sarà senza ombra di dubbio il conforto di quella tazza di Earl Grey sorseggiata lentamente sul terrazzo in Iqbal Road ad ascoltare la pioggia.