Giovedì 28 ottobre è stata una giornata di festa nazionale, i Cechi hanno festeggiato la nascita della prima Repubblica Cecoslovacca. Nel 1918 l’Impero Austroungarico si sgretola in numerosi frammenti di territori ognuno con la propria lingua, le proprie tradizioni e origini, che vogliono rivendicare la loro identità nazionale. Però a me piace raccontare questa storia immergendomi nell’animo e nell’euforia dei protagonisti, mi piace immaginare tre ragazzi, Alena, Petr e Thomaš che quel famoso lunedì 28 ottobre escono di casa per recarsi all’università presso il quartiere di Albertov, ma i tram sono fermi. È una mattinata strana, ormai nell’aria soffia il vento del cambiamento, “ l’Austria non fa più paura! Non può più comandare!


Non vogliamo parlare più una lingua che non ci appartiene!” urlano alcuni studenti che si sono raggruppati fuori dell’ateneo perché oggi anche le lezioni sono sospese e i negozi non hanno alzato la serranda. Petr e Tomaš decidono di dirigersi verso Piazza S. Venceslao, Alena li segue un po’ spaventata e confusa, si guarda intorno e vede l’anziano tabaccaio intento ad appendere un cartello sulla porta del negozio con la scritta “Chiuso per Rivoluzione”, che la chiama, le porge una bandiera nazionale e la esorta ad unirsi ai suoi amici “ Vai avanti tu e porta la nostra bandiera in piazza…io sono vecchio e stanco!” Sono ormai le 10 del mattino, i ragazzi arrivano nel cuore della città sotto la statua del Santo patrono e si uniscono ad una folla di lavoratori, studenti, madri e bambini giunti come un fiume in piena dalle periferie di Praga.


Un ragazzino urla “ È l’armistizio! C’è Scritto lì, proprio su quella porta!” e indica l’entrata della sede del giornale Narodnì Politika. Petr e Tomaš si arrampicano sulla statua del Santo a cavallo e sollevano la bandiera del vecchio tabaccaio, poi presi da uno spirito di libertà abbattono i monumenti celebrativi del potere asburgico. Alena tenta di fermarli :” Stá arrivando la polizia!” urla agli amici, ma i poliziotti sono ragazzi come loro che guardano un po’stupiti, un po’ consapevoli dell’importante momento storico che stanno vivendo. La manifestazione dura tutto il giorno senza scontri, senza violenza e i tre amici festeggiano la nascita del loro stato che verso le 17 del pomeriggio viene ufficialmente costituito da Comitato Nazionale. Credo che molti giovani Cechi e Slovacchi vissero gli anni più belli della loro vita proprio da questo giorno in avanti, un arco di tempo che durò solo vent’anni, infatti nel 1938 questo sogno di libertà fu drammaticamente spezzato dall’invasione delle truppe naziste e dopo la seconda guerra dall’egemonia comunista. Vent’anni meravigliosi ma troppo pochi.