Incontrai per la prima volta Madam Jezima Mohamed circa vent’anni fa, grazie ad un caro amico italiano innamorato di quest’isola da oltre quarant’anni.

Volevo acquistare dei batik creati ancora con l’antica tecnica, possibilmente pezzi unici con disegni non standard e soprattutto non industriali. Lui mi disse: “Ho capito cosa cerchi, vieni, ti porto a Matara…non crederai ai tuoi occhi”. E così fu.

Ci siamo riviste pochi giorni fa, dopo alcuni anni. Il tempo si è comportato da gentiluomo con lei, solo qualche piccola ruga in più che si approfondisce mentre mi sorride. Mi accoglie nel suo giardino, il tè è già pronto, un breve saluto, e lei inizia subito a ricordare…

Sai, quando sono nata quest’isola si chiamava ancora Ceylon ed era una colonia britannica. Era il 1940, durante la Seconda guerra mondiale, e Ceylon era considerato un importante punto di collegamento con l’Europa. La mia famiglia viveva a Matara nel sud.

Non erano momenti facili, eravamo in guerra ed erano già cominciate le rivolte per l’indipendenza del Paese. Io frequentavo la scuola di St. Mary ed ho iniziato a prendere in mano le prime matite colorate a sette anni, fu allora che scoprii il mio grande amore per la pittura, e sin dall’infanzia ho desiderato disegnare e dipingere.

Ho sempre amato dipingere immagini di uccelli, soprattutto i pavoni e qualunque soggetto connesso con la natura: animali, fiori, tramonti. Purtroppo all’età di tredici anni mio padre si ammalò improvvisamente ed essendo io la maggiore di sette fratelli ho dovuto aiutare mia madre ad affrontare questa difficile situazione e a sostenere la mia famiglia. Ed è a quel periodo che risalgono i miei dipinti più tristi ed i colori più cupi. Dai tredici ai diciassette anni ho lavorato con mia madre, disegnavo abiti da cerimonia, abbiamo dovuto affrontare molte difficolta, mese dopo mese, anno dopo anno. Erano gli anni ‘50 e in Sri Lanka, per noi donne, non era affatto semplice affrontare il mondo del lavoro. Ovviamente tutto ciò ha rallentato e ostacolato la mia formazione artistica. Inoltre mi sono sposata giovanissima, a diciassette anni, ma sono stata una donna fortunata. Mio marito non solo ha condiviso la mia passione per il disegno ma mi ha aiutata, supportata e spronata a proseguire i miei studi. Avevo diciotto anni quando vidi per la prima volta dei lavori di batik, nella mia classe, ne rimasi affascinata, ho incominciato ad interessarmi a questa tecnica e, sempre grazie all’aiuto di mio marito, ho conosciuto un grande maestro del batik tradizionale, un uomo di gran cuore, che mi ha insegnato tutti i segreti di quest’arte… finche la mia passione è diventata poi il lavoro della mia vita.  

Vieni, andiamo nel laboratorio…  

– Quasi nulla è cambiato da quando l’ho visitato la prima volta. Le stesse vasche per la tintura, i tavoli per il disegno, l’area per la preparazione della cera.  

…Il batik non è solo una tecnica di tintura ma è una vera e propria arte. Le sue origini sono antichissime, pare risalgano fino all’ Antico Egitto nel VI secolo a.C. e all’india del I secolo a.C. anche se poi la tecnica vera e propria si è sviluppata in Indonesia. In Sri Lanka furono i colonizzatori Olandesi ad introdurlo, nel diciassettesimo secolo, e sin da allora ha mantenuto le stesse caratteristiche. All’inizio il batik era considerato elitario, erano molti i nobili di Kandy che lo praticavano come hobby, ma poi con l’arrivo del dominio britannico la produzione dei tessuti batik iniziò a declinare fino quasi a scomparire. Rimase solo una piccola nicchia di artigiani che continuò a tramandarsi le tecniche di generazione in generazione e fu solo dopo l’indipendenza che iniziò a risvegliarsi un interesse del batik riconoscendolo come arte.  Io seguo l’antica tecnica tradizionale ed utilizzo solo tessuti naturali, cotone, seta o lino e colori vegetali, ed ogni fase di lavorazione viene fatta a mano. Prima creo il disegno sul tessuto dopodiché inizia la fase di colorazione. Ogni area del tessuto che non deve essere colorata viene coperta con cera calda utilizzando pennini, pennelli o spazzole a seconda dell’area da coprire, infine il tessuto subisce tre diversi bagni: il primo per assorbire il colore, il secondo per garantirne il mantenimento ed quindi la colorazione vera e propria. Terminato il processo di tintura il tessuto viene immerso nell’acqua calda per rimuovere ogni residuo di cera. Poi tutta la fase si ripete per ogni sfumatura di colore procedendo dai colori più chiari sino a quelli più scuri.

Verso l’inizio degli anni ottanta, con l’avvento del turismo, l’artigianato del Batik ha cominciato a riaffermarsi ed è in quel periodo che mio figlio si è avvicinato al mio lavoro. Lui ha iniziato a far conoscere i miei tessuti, creando interesse per i miei disegni, così è nata Jez-look  una piccola attività artigianale che produce batik. Il mercato si è evoluto e sono sempre più richiesti parei, abiti, camice e tessuti d’arredo. Ora una parte del laboratorio si dedica a produzioni più semplici, sia con disegni classici che moderni, ma tutto viene prodotto secondo la tradizione: disegno e tintura vengono fatte a mano. Attualmente nel laboratorio lavorano undici allievi ed ogni pezzo è unico, anche se il disegno viene ripetuto, e non consentirò mai di utilizzare tecniche di stampa a blocchi. Creo i disegni e supervisiono la produzione ma non ho mai smesso di dedicarmi alla creazione dei miei pezzi unici. Riesco ancora a trovare il tempo di impegnarmi in nuovi lavori grazie al preziosissimo aiuto della mia prima allieva, che mi affianca da quasi cinquant’anni e non mi ha mai abbandonata.

 

 

Un vero artista del batik segue la sua opera dall’inizio alla fine. Dal disegno, alla cera ad ogni bagno di tintura. Non permette a nessuno di toccarlo finché non è finito. Ed io, per alcuni lavori, ho impiegato anche più di un anno per completarli. Ti ricordi il magnifico pavone rosso? Era appena ritornato da una mostra a New York quando tu me lo hai portato via… vi avevo lavorato quasi due anni per realizzarlo.

Non riesco a parlati della mia esperienza artistica perché’ io considero tutta la mia vita un’esperienza dedicata all’arte. In tutti i miei lavori cerco di esprimere i valori in cui credo: amore, fiducia, gentilezza, ed utilizzo i colori come espressione dei miei sentimenti. Ho partecipato a molte mostre, mi piace tantissimo viaggiare e conoscere nuove persone, scambiarci consigli, tecniche. Nei miei viaggi ho conosciuto tanta gente meravigliosa con cui sono ancora in contatto. Ho partecipato a mostre in Germania, Svizzera, Stati Uniti, ed anche in Italia, a Firenze, in un bellissimo castello. Ho avuto tante soddisfazioni, ricevuto riconoscimenti internazionali, ho vinto il premio Edicoin nel 1988 (Award International Commerce U.S.A.) e ho donato un batik alla Regina Elisabetta II con il suo ritratto, che non solo mi ha risposto ringraziandomi ma mi ha mandato anche delle monete d’argento. Ho avuto una vita piena, ricca di eventi, appagante… ed ora, invece… stiamo vivendo un periodo molto difficile, sono molto triste, ma passerà presto… – E sorride.

 

Finiamo il nostro tè, ormai freddo… mi abbraccia, promettiamo di rivederci presto, in un momento migliore… esco, e ripenso alle sue parole.

E’ vero, è un momento difficile ma la sua dolcezza per qualche ora mi ha fatto scordare il presente.

Grazie Madam per averci donato un momento di bellezza e serenità, semplicemente Grazie.

Ayubowan

I first met Madam Jezima Mohamed about twenty years ago, thanks to a dear Italian friend who has been in love with this island for over forty years.

I wanted to buy batiks still created with the ancient technique, possibly unique pieces with non-standard and above all non-industrial designs. He told me: “I understand what you are looking for, come, I’ll take you to Matara .. you won’t believe your eyes” ..and so it was.

We meet again a few days ago, after a some years. Time has behaved like a gentleman with her, only a few more small wrinkles that deepen as she smiles at me. She greets me in her garden, the tea is ready, a short greeting, and she immediately begins to remember …

You know, when I was born this island was still called Ceylon and it was a British colony. It was 1940, during the Second World War, and Ceylon was considered an important point of connection with Europe. My family lived in Matara in the south.

These were not easy moments, we were at war and the revolts for the country’s independence had already begun. I attended St. Mary’s school and started taking the first coloured pencils at the age of seven, it was then that I discovered my great love for painting, and since from childhood I wanted to draw and paint.

 

I have always loved painting pictures of birds, especially peacocks and any subject connected with nature: animals, flowers, sunsets. Unfortunately at the age of thirteen my father suddenly became ill and being the eldest of seven brothers I had to help my mother to face this difficult situation and to support my family. And it is at that time that my saddest paintings and the darkest colours date back. From thirteen to seventeen I worked with my mother, I designed ceremony dresses, we faced many difficulties, month after month, year after year. It was the 1950s and in Sri Lanka, for us women, it was not at all easy to face the world of work. Obviously this has slowed down and hindered my artistic education. I also got married very young, at seventeen, but I was a lucky woman. My husband not only shared my passion for drawing but helped me, supported and encouraged me to continue my studies. I was eighteen years old when I saw batik works for the first time, in my class, I was fascinated, I started to get interested in this technique and, again thanks to my husband’s help, I met a great master of traditional batik, a man of great heart, who taught me all the secrets of this art … until my passion became my life’s work.

Come on,  let’s go to the lab …

– Almost nothing has changed since I first visited it. The same dyeing tanks , the tables for drawing, the area for the preparation of the wax ..-

… Batik is not just a dyeing technique but a real art. Its origins are ancient, it seems to date back as far as Ancient Egypt in the 6th century BC and in India in the first century BC even if the real technique developed in Indonesia. In Sri Lanka it was the Dutch colonizers who introduced it, in the seventeenth century, and since then it has maintained the same characteristics. At the beginning the batik was considered elitist, there were many nobles of Kandy who practiced it as a hobby, but then with the arrival of the British rule the production of batik fabrics began to decline until it almost disappeared. Only a small niche of craftsmen remained, who continued to hand down the techniques from generation to generation and it was only after independence that an interest in batik began to awaken, recognizing it as art. I follow the ancient traditional technique and I use only natural fabrics, cotton, silk or linen and vegetable colours, and every processing step is done by hand. First I create the design on the fabric after which the colouring phase begins. Each area of ​​the fabric that must not be coloured is covered with hot wax using nibs, small brushes or brushes depending on the area to be covered, finally the fabric undergoes three different baths: the first to absorb the colour, the second to ensure its maintenance and then the actual dyeing. At the end of the dyeing process the fabric is immersed in hot water to remove any residual wax. Then the whole phase is repeated for each shade of colour proceeding from the lightest to the darkest ones.

In the early eighties, with the increase of tourism, Batik craftsmanship began to reassert itself and it was at that time that my son approached my work. He started to introduce my fabrics, creating interest in my designs, so Jez-look was born, a small artisan business that produces batiks. The market has evolved and sarongs, dresses, shirts and furnishing fabrics are increasingly in demand. Now a part of the laboratory is dedicated to simpler productions, both with classic and modern designs, but everything is produced according to tradition: drawing and dyeing are done by hand. Eleven people currently work in the laboratory and each piece is unique, even if the drawing is repeated, and I will never allow block printing techniques to be used. I create the drawings and supervise the production but I never stopped dedicating myself to the creation of my unique pieces. I can still find the time to engage in new jobs thanks to the invaluable help of my first pupil, who has been working with me for almost fifty years and has never abandoned me.

 

A true batik artist follows his work from beginning to end. From the drawing to the wax at every dyeing bath. It does not allow anyone to touch it until it is finished. And I, for some jobs, took even more than a year to complete them. Do you remember the magnificent red peacock? He had just returned from an exhibition in New York when you took it away from me … I had worked almost two years to make it.

I can’t talk about my artistic experience because I consider all my life an experience dedicated to art. In all my works I try to express the values ​​I believe in: love, trust, kindness, and I use colours as an expression of my feelings. I have participated in many exhibitions, I really like traveling and meeting new people, exchanging tips, techniques. In my travels I met so many wonderful people with whom I am still in touch. I participated in exhibitions in Germany, Switzerland, the United States, and also in Italy, in Florence, in a beautiful castle. I had many satisfactions, received international awards, I won the Edicoin award in 1988 (International Commerce USA Award) and I donated a batik to Queen Elizabeth II with her portrait, who not only answered me thanking but also sent me some silver coins. I had a full life, full of events, fulfilling … and now, instead … we are living in a very difficult period, I am very sad, but it will soon pass … – And she smiles.

 

We finish our tea, already cold … she hugs me, we promise to see each other again soon, at a better time … I go out, thinking about her words.

It is true, it is a difficult time but for a few hours her sweetness made me forget the present.

Thanks Madam for giving us a moment of beauty and serenity, simply Thanks.

Ayubowan