In quest’ultima settimana il nostro Blog ha dato spazio alla musica: il concerto da Praga, il valzer di Massoud Shaari, pura poesia per le orecchie! Mi riallaccio al filone musicale rompendo però la magica atmosfera che si è creata, calandomi nella realtà italiana e commentando il videoclip che accompagna la nuova canzone di Gianna Nannini “L’aria sta finendo”, presentato qualche giorno fa.
(Video)
Che dire? Se ha avuto su di voi lo stesso effetto che ha fatto a me, leggo sui vostri volti perplessità e indignazione.
Generalmente il videoclip è studiato attentamente, nasce per promuovere un brano, per catturare l’attenzione di chi ascolta attraverso una storia, una location, un fumetto. Attraverso le immagini e la musica ci si immedesima in quella storia, ci si inoltra nei paesaggi, affiorano emozioni legati a ricordi o semplicemente perché siamo stati conquistati dalla bella musica, dal testo della canzone o dalle immagini del video.

Nulla che si possa paragonare a questo videoclip offensivo, dove immagini forti e confuse si susseguono senza collegamento al testo (secondo me tra i meno interessanti della Nannini), tra queste agenti di polizia con teste di maiali, religiosi e politici visti come pagliacci, religione somministrata sotto forma di pillola, ecc.
Mi chiedo: ma il senso di tutto ciò qual è? Può un artista che sa benissimo di rivolgersi a milioni di utenti, anche molto giovani, usare questi mezzi e queste immagini per raccontare qualcosa? Qual è il limite delle case discografiche o dei registi dei videoclip che non andrebbe superato? La bufera scoppiata sui social è legittima e a nulla sono valse le giustificazioni della cantautrice senese e del regista del video sul tipo di messaggio che si voleva dare.

E’ un arrampicarsi sugli specchi dire che gli spunti sono stati tratti da opere importanti; i milioni di “pollici versi” sulle visualizzazioni parlano chiaro e testimoniano che il video e forse anche la canzone non sono stati apprezzati. Un’occasione sprecata, un offesa non solo per chi ogni giorno compie i proprio dovere e ama il proprio lavoro, ma per la musica stessa e per tutti i messaggi positivi che ha sempre potuto dare.
Permettetemi di concludere con le parole di un agente di polizia che così ha scritto alla Nannini:
“Cara Gianna, grazie per avermi dipinto come un maiale che pesta gente inerme….non potevi regalare a me e ai miei fratelli un’immagine migliore!
Un vecchio adagio dice che sul cadavere dei leoni festeggiano i cani, ma i leoni restano leoni e i cani restano cani.
Tutti i tuoi soldi non potranno mai comprare la nostra dignità!”