In Perù, il virus ha fatto oltre 32 mila morti. Sui banchi e i muri della cattedrale di Lima ci sono i volti delle vittime. Le foto di chi non ce l’ha fatta. Per non dimenticare. Il Paese latinoamericano ha il tasso più alto di mortalità al mondo a causa del Covid-19. Secondo i dati del Ministero della Salute  peruviano l’indice è del 4,56%. Il sistema sanitario inadeguato e la mancanza di respiratori hanno condizionato molto la lotta alla pandemia.
Si racconta che la gente crollava per strada, trascinata negli ospedali, ma senza potervi accedere per la mancanza di posti letto, di terapie intensive. Il dramma delle bombole di ossigeno è diventato il simbolo del caos in Perù. Il costo dell’ossigeno è raddoppiato, raggiungendo cifre esorbitanti e non abbordabili per la maggioranza della popolazione. Il Covid ha esasperato ancora di più le diseguaglianze sociali: nel Paese, i ricchi che hanno preso il Covid, sono finiti nelle “pituco”, cliniche accessibil solo con assicurazioni private e molto costose. Uno dei motori principali di contagio è stata infatti la povertà , il sovraffollamento e le precarie condizioni abitative di chi vive nelle baracche che hanno reso quasi impossibile rispettare il distanziamento sociale. Circa dieci milioni di persone, rimaste senza lavoro, hanno lasciato la capitale, Lima. Il 72% della popolazione peruviana non ha un lavoro regolare, non ha un conto in banca.
La gente, affamata, è tornata nei luoghi d’origine. Il contagio ha viaggiato dalle Ande alla selva amazzonica, alla costa pacifica. Nelle comunità indigene e contadine, in molti che si sono ammalati, hanno deciso di morire in casa. Potrebbero essere ancora di più le morti se si tiene conto di quelle non registrate.  Lo “stare in casa”  durante il confinamento ha inoltre esasperato lo scenario di violenza e subordinazione delle donne nella gerarchia patriarcale.  Durante il periodo di reclusione obbligatoria, 915 donne, ragazze e adolescenti sono scomparse. Il femminicidio è spesso diventato invisibile per la difficoltà di accesso ai servizi per la presentazione delle denunce, a causa dellariduzione dell’assistenza fornita dagli operatori di giustizia.
Mentre ero a Torino ho conosciuto  Marleni Chavez.  È nata a Lima e vive da 14 anni in Italia. L’ho incontrata durante i preparativi della festa dedicata al “Señor de los Milagros”, il “Signore dei Miracoli” che si celebra l’11 ottobre nel Duomo di Torino. E’ l’immagine di Gesù Cristo rappresentato in tutta la sua sofferenza, dipinto su un muro a Lima nel 1651. E’ l’immagine vista attraverso gli occhi di uno schiavo proveniente dall’Angola, capace di resistere a due terremoti e venerata in Perù e in tutto il mondo. Quest’anno a Lima non ci sarà la processione del Signore dei Miracoli, una delle più grandi al mondo, a causa della pandemia, ma il popolo peruviano, forte nella sua fede, “riuscirà ad attraversare e a superare questo tempo difficile”. Marleni me l’ha ripetuto con forza e mi ha trasmesso tanta speranza.

 

Riprese e montaggio di Andrea Natali
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