(Un concentrato di arte, musica, poesia raccontato in una mostra).

Entro nelle sale espositive del Museo dell’Ara Pacis di Roma e subito davanti a me la proiezione di immagini in bianco e nero: protagonista un bambino vivace in calzoncini corti che saltella felice tra familiari e amici.

Poi, tra foto, cimeli scolastici e teatrali, il bambino è diventato un ragazzo che ama la musica e appunta su quadernetti i suoi pensieri, i suoi stati d’animo, i suoi ricordi.

Ora il ragazzo è un uomo, piccolo di statura e un po’ goffo, che ama collezionare una notevole quantità di cappelli e occhiali, ma anche oggetti d’arredo e quadri di artisti famosi e che non ha mai smesso di scrivere versi bellissimi e musiche meravigliose.

Bologna è la sua città di origine, Roma la città che lo ha accolto, affascinato tanto da dedicare ad essa una delle sue più belle canzoni. Lui si chiama Lucio Dalla e questa mostra è dedicata alla sua vita eclettica, colorata, variegata e profonda come le sue canzoni, capolavori che hanno accompagnato più generazioni e che nessuno vuole e può dimenticare.

E’ incredibile quanto talento possa essere concentrato in un’unica personalità: Lucio è insieme polistrumentista, jazzista, attore di cinema e teatro, compositore di opere classiche, cantante, paroliere ed inoltre professore universitario e gallerista d’arte. Nei suoi 69 anni di vita non si è mai fermato, anzi si è sempre “sperimentato”, un vero e proprio fiume in piena di idee e progetti e collaborazioni importantissime.

Alla fine del percorso espositivo la tastiera che suonò al suo ultimo concerto. Il giorno dopo un infarto fulminante lo avrebbe portato via da questo mondo lasciando a noi l’immenso patrimonio musicale inconfondibile e capace di creare infinite emozioni.