Anche quest’estate ho trascorso qualche giorno di vacanza nella mia amata Puglia.
 
 
Come sempre ho apprezzato il sole caldo e il mare limpido e con una temperatura gradevolissima, ma anche il cibo ottimo, su tutti dei piatti di pane e pomodoro semplicemente spettacolari.
 
Tuttavia, quest’anno, in spiaggia, ho anche notato molta gente con tanti tatuaggi, sia uomini sia donne; a me i tatuaggi non piacciono particolarmente, soprattutto quelli molto grandi, colorati e appariscenti.
 
Si dice che il tatuaggio è anche un modo per comunicare, rappresenta una sorta di codice – alle volte anche molto esplicito – attraverso cui si vuole dire qualcosa.
 
Quando ho notato tutta questa gente tatuata mi sono accorto di un’altra particolarità: attorno a me, in media, c’erano almeno 15 – 20 persone, chi da solo, chi in coppia, ciascuno sul proprio lettino, vicino al proprio ombrellone.
 
Ora, tutti, ma dico proprio tutti, avevano un cellulare in mano, c’era chi aveva lo sguardo incollato allo schermo, chi aveva gli auricolari e ascoltava qualcosa, chi digitava sulla tastiera in maniera più o meno frenetica.
 
Mi sono detto che viviamo in un mondo davvero strano, siamo sempre più isolati tra noi, non parliamo più con i nostri vicini ma non possiamo fare a meno di controllare i nostri profili “social” per vedere chi ci ha cercato o chi ci ha scritto.
 
 
Secondo me prima o poi verranno organizzati incontri specifici per “disintossicarci” dall’uso eccessivo del cellulare e allora, chissà, forse riproveremo a stabilire delle opportunità di dialogo con gli altri, tornando ad essere più umani e in grado di comunicare con gli altri.