Il “mestiere” di genitore è difficile, lo è sempre stato e probabilmente sempre lo sarà. Il lockdown causato dalla pandemia, ha messo a dura prova i dogmi che hanno segnato la mia adolescenza, quella degli anni 80-90, a cui spesso ho pensato in questo periodo. La frase che più spesso ho ripetuto tra me e me è stata “ Come fai sbagli!” e quella che ho più sentito “ Tu non puoi capire, sei di un’altra epoca!”.
Detto così sembra che un vero e proprio abisso divida me, e la mia generazione, dalle mie figlie oggi adolescenti in piena evoluzione caratteriale. Ma, non c’è proprio nulla che ci potrebbe unire, un elemento che faccia da trait d’union riguardo al nostro modo di pensare? Per entrare nel mondo dei giovani ho sperimentato un “copia e incolla” particolare: usare come loro (ovviamente molto meno di loro) il mio smartphone!

Per me il telefono è un aggeggio di utilità, spesso lo dimentico in borsa o addirittura a casa quando esco, sfrutto al minimo le sue potenzialità. Da qualche anno ho il mio profilo su Facebook e solo da pochissimo tempo effettuo acquisti o operazioni bancarie. Insomma, non mi ero mai soffermata sul fatto che invece lo smartphone può diventare un vero e proprio “compagno di vita”: si sveglia con noi, fa colazione con noi, ci accompagna a scuola o al lavoro, sta con noi nel tempo libero e ci dà la buonanotte a fine giornata.
Chi di noi genitori non ha rimproverato il proprio figlio/figlia per il troppo tempo trascorso in compagnia del telefono? A volte credo che predichiamo bene e razzoliamo male, visto che ormai anche noi adulti ci siamo uniformati ai nativi digitali, considerando il nostro smartphone assolutamente indispensabile nel nostro vivere quotidiano.

Così, ho iniziato l’operazione di “copia e incolla” usando diversamente il telefono, aiutata dalle ragazze lì dove il mio cervello definito da loro “giurassico” non era capace di arrivare: riunioni su Zoom e Skype, acquisti online, visione di serie televisive di ogni genere, partecipazione a dibattiti culturali, sperimentazioni guidate di ricette culinarie, visite virtuali di musei e molto altro. Un mondo virtuale che non conoscevo oltre che un modo alternativo di trascorrere lunghe giornate senza poter uscire di casa.
Comprendo quanto possa essere affascinante un qualcosa del genere, ma il rischio è quello di sconfinare nell’esagerazione, nell’esempio sbagliato. Il dovere di ogni genitore è educare ad un uso consapevole della tecnologia e di mettere in guardia i giovani dalle insidie che popolano il mondo virtuale. Avvicinarsi al loro modo di vivere le relazioni attraverso uno schermo per comprendere le dinamiche ed eventualmente aiutarli a risolvere qualche problema può essere giusto, ma risulta abbastanza difficile per chi non è un nativo digitale avere padronanza del web, del linguaggio di uso comune sui social, conoscere i personaggi più seguiti e ciò che propongono.
Non si smette mai di apprendere, ma occorre non perdere di vista la realtà e la bellezza dei rapporti ravvicinati. Prima della connessione in rete bisogna connettere la testa!!