Chi come me è nato in Calabria e ha vissuto parte della sua vita nelle immediate vicinanze degli scavi archeologici di Locri Epizefiri, non può ignorare tutto ciò che riguarda il culto di Persefone, figura femminile della mitologia greca (KORE) e poi romana (PROSERPINA), sposa di Ade, dea degli inferi e regina dell’oltretomba. Presso gli scavi di Locri sono state ritrovate molte “pinakes” (tavolette votive di terracotta), dono dei fedeli alla divinità, per lo più rappresentanti il rapimento della fanciulla da parte di Ade.
La storia di Persefone mi ha sempre incuriosita fin dai miei studi classici e trovo che, nonostante ci separino molti secoli di storia, questa divinità riesce a rappresentare, ancora oggi la parte più intrigante di una donna, cioè il suo essere solare o il suo essere oscura, qualità che spesso convivono o che possono mostrarsi separatamente.

Da qui la convinzione che nel 2020 possono esistere “donne Persefone”.
Innanzitutto sono donne che fanno scelte per compiacere chi sta loro vicino, cioè genitori, mariti, compagni, figli, senza badare alla propria felicità ma accettando compromessi. Così come Persefone che, rapita da Ade e portata nell’oltretomba, accetta di mangiare alcuni semi di melograno che le daranno la possibilità di trascorrere un terzo dell’anno con Ade e due terzi dell’anno con la madre Demetra in superficie.
Sono donne che riescono ad essere solari, allegre, disponibili mascherando spesso il dolore che opprime il loro cuore; il bisogno di compiacere gli altri è più forte del loro amor proprio e il rischio è quello di vivere in modo passivo, senza tirare fuori la vera personalità o rimanendo eterne fanciulle non in grado di decidere per la propria vita.

Osservando le mie figlie adolescenti e le ragazze del gruppo parrocchiale di cui sono responsabile, rivedo la KORE con cui ho convissuto durante la mia giovinezza. E’ stata una fase di transizione in cui spesso mi sono affidata agli altri per le decisioni importanti che mi riguardavano, in cui non volevo deludere le aspettative di chi avevo vicino, una fase necessaria per diventare poi più sicura, più forte, più consapevole del mio modo di fare, di affrontare le scelte e di essere donna, moglie e madre.
Il mito della Persefone ritorna quindi in ogni donna, nelle fasi della sua vita e nelle mille sfaccettature che assume il suo carattere durante tutto questo tempo. A noi la scelta di mostrare il lato luminoso o il lato buio, di stare in superficie o nell’oltretomba.