In tedesco si dice Einfühlung, in italiano, empatia e cioè, come spiegano quelli bravi della Treccani: la “capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro”. Detta così pare una cosa da astronauti ma non è impossibile viverla – mi astengo per i casi particolarmente gravi tipo killer seriale – basta iniziare guardando le persone negli occhi, salutare, fare un piccolo gesto gentile e la cosa diventa quasi automatica.

Pensandoci meglio, diventa un abito mentale che poi diventa abito del cuore e che poi si trasforma in azione verso e per l’altro. Diceva Etty Hillesum: “Credo che sia soprattutto la paura di sprecarsi a sottrarre alle persone le loro forze migliori”.